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L’interazione tra nuove tecnologie e diritto è una vera e propria sfida per i giuristi che, in questo scenario, si pongono molti interrogativi sul ruolo della tecnologia nel diritto, e viceversa, e sul ruolo stesso del giurista.

Il rapporto tra tecnologie e diritto

Certamente, al di là di quanto la tecnologia possa essere parte del quotidiano del giurista, la digitalizzazione si è inserita non solo nel quadro imprenditoriale, ma anche negli studi professionali, nei tribunali, nella ricerca giuridica, mettendo in discussione il dialogo tra:

  • giuristi;
  • giuristi e imprese;
  • e, nello specifico, tra avvocato e cliente.

Un dialogo che passa attraverso l’elaborazione e l’interpretazione delle norme, la formulazione di pareri e sentenze, la formazione giuridica.

Quali sono i rapporti tra tecnologie e diritto?

Esiste di fatto una stretta connessione tra tecnologie e diritto in quanto il diritto disciplina le tecnologie – adattando la normativa vigente e/o creandone di nuova – e queste, a loro volta, vengono utilizzate per i fini propri del diritto (quali la certezza dei rapporti giuridici).

È necessario quindi comprendere in che modo il progresso della tecnologia e della digitalizzazione stia modificando i concetti stessi di:

  • rapporti interpersonali e quindi giuridici;
  • contratto, la sua revisione e sottoscrizione (firma digitale, contratti informatici);
  • responsabilità contrattuale ed extracontrattuale.

Così come la modalità con cui tutelare:

  • i nuovi beni nati grazie alle tecnologie informatiche, come le banche dati, i motori di ricerca, le piattaforme giuridiche;
  • l’accesso alle informazioni tramite le nuove tecnologie (anche sotto il profilo della tutela della privacy e della riservatezza dei dati);
  • la proprietà intellettuale (la digitalizzazione, infatti, impatta fortemente sulla diffusione online delle opere dell’ingegno e sulla titolarità delle stesse, per cui risulta maggiore il rischio di una violazione del diritto d’autore).

Quindi diritto e tecnologia cercano di percorrere la stessa direzione, ove c’è un’evoluzione della tecnologia, di conseguenza, c’è un’evoluzione del diritto e viceversa.

La sfida è proprio quella di applicare il diritto alle tecnologie digitali, quindi alla disciplina informatica e telematica e capire come le stesse stanno influenzando e trasformando la disciplina giuridica.

Ma di quali tecnologie stiamo parlando?

Qual è il loro impatto sul diritto?

Applicazione dell’Intelligenza artificiale nel diritto

La tecnologia che ha assunto un ruolo d’impatto nel rapporto diritto/tecnologia, avvocato/cliente, giudice/decisione è rappresentata dall’Intelligenza artificiale (di seguito IA) e quindi, dall’Internet of Things, dall’algoritmo, dalla robotica.

Giustizia predittiva

A partire dall’applicazione dell’IA in ambito processuale che porta a risvolti giuridici, non solo etici, discutibili in termini di decisione automatizzate su casi giurisprudenziali che possono andare ad intaccare:

  • il tema stesso della responsabilità decisionale del giudice;
  • il rispetto dei diritti fondamentali della persona giudicata;
  • il trattamento dei dati personali.

Quindi algoritmi che decidono al posto del giudice, secondo la cosiddetta “giustizia predittiva”, su cui molti sono gli interrogativi circa l’affidabilità dei dati utilizzati per “calcolare” la decisione finale, che possa essere discriminatoria.

Come infatti accaduto negli Stati Uniti, gli algoritmi predittivi sono stati impiegati nella giustizia penale.

Tramite il sistema di machine learning (apprendimento automatico) tipico dell’IA, sono stati analizzati tutti i fattori presentati in giudizio, in funzione di un rischio di recidiva dell’imputato (si veda Sentenza Loomis vs. Wisconsin – 13 luglio 2016).  

Giudici robot e virtuali

Come – per fare un altro esempio – in linea al progetto europeo di digital transformation, la scelta del governo dell’Estonia di emettere sentenze tramite un giudice-robot, in relazione a cause legali di minore entità.

La decisione potrà essere comunque impugnata davanti al giudice umano.

Così come si legge che in Cina il Tribunale digitale di Pechino avrebbe inaugurato un centro online di risoluzione delle controversie, decise da un giudice virtuale, con le sembianze di una donna, tra l’altro particolarmente severa.

Ne conseguirebbe un enorme vantaggio per tribunali e cancellerie, ma tutti ancora da valutare gli effetti per i cittadini.

Questi sembrano progetti futuristici ed isolati, ma dobbiamo constatare che le udienze virtuali, sino a ieri ritenute irrealizzabili (quantomeno nel nostro Paese), sono ora all’ordine del giorno, complice la pandemia ancora in corso.

Il passo, dunque, appare sempre più breve.

Il giurista del futuro

Il giurista e l’avvocato, così i giudici e i clienti, non possono che prendere atto di questa impennata tecnologica, con cui devono convivere.

Al momento è difficile ipotizzare una prossima sostituzione del giurista, dell’avvocato, con un robot, ma piuttosto possiamo constatare come già oggi la tecnologia si pone quale importante ausilio a supporto della professione forense, nell’ambito di:

  • ricerche dottrinali e giurisprudenziali;
  • analisi di contratti e documenti, soprattutto per le attività di due diligence;
  • gestione dei rapporti con i clienti;
  • attività processuale.

Quale sarà quindi l’avvocato del futuro?

Il quesito non è di immediata risposta, ma crediamo in ogni caso che il rapporto personale tra professionista e cliente non possa essere tout court superato e che sarà sempre necessaria una consulenza ad personam.

Ecco, vi abbiamo presentato una breve panoramica sul rapporto tra diritto e tecnologie per proporvi alcune tra le molte tematiche di interesse, con il proposito di approfondirle nei prossimi articoli.

Per saperne di più non esitate a contattarci .

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