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L’emergenza ConVid 19 contamina le persone, costringe le nostre vite a delle svolte, forse epocali e sta infettando e indebolendo il tessuto economico produttivo. Inevitabile parlarne, non si pensa ad altro; ma non preoccupatevi: qui di seguito non troverete ulteriori notizie, commenti e neanche soluzioni, abbiamo pensato piuttosto di offrire strumenti.

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Noi lavoriamo con i principi, e abbiamo ripreso dal cassetto – anzi dai manuali di pronto soccorso del diritto – i principi generali dei contratti, per ragionare sulle possibili cure alle patologie che si manifesteranno in punto di rapporti commerciali e obbligazioni contrattuali.

Sono molteplici le difficoltà di tipo commerciale, tecnico e logistico, che comprometteranno l’esecuzione di un contratto o che potrebbero metterlo a rischio fino a renderlo anche impossibile, o parziale. L’inadempimento dovrà però essere valutato caso per caso per determinare se la causa sia o meno imputabile e fonte di danno, oppure valere come esimente ed escludere una responsabilità contrattuale o precontrattuale.

A tal fine il percorso che vi proponiamo affronterà le seguenti tappe,

seguiteci

  • in questo primo capitolo richiameremo gli istituti generali del diritto civile: punti cardinali per orientarci in questa tempesta;
  • nei prossimi ci soffermeremo sulle singole ipotesi contrattuali e ragioneremo su come eventuali inadempimenti legati al Covid-19 legittimino una rottura del rapporto o sostengano la sua continuazione.

Affrontiamo dunque le patologie. L’esigenza di sintesi legittimerà una visione de plano (non è manuale e men che meno un trattato).

Inadempimento

  • In un contratto di fornitura, non viene consegnata la merce o viene consegnata viziata.
  • In un contratto di appalto l’esecuzione dell’opera non passa il collaudo, o non si rispettano i termini di avanzamento.
  • L’agente o il licenziatario non raggiungano il target.
  • Il dipendente si rifiuta di prestare il proprio lavoro, o il datore di lavoro chiude per decreto.

Il tutto si complica se acuito o giustificato o causato da una impossibilità, come quella che stiamo vivendo.

Questi casi che saranno trattati meglio nei capitoli che seguiranno, danno subito tangibilità di un possibile inciampo del sinallagma contrattuale, che è il congegno su cui si fonda l’equilibro dei rapporti obbligatori.

L’inadempimento è dunque il mancato rispetto dell’obbligazione richiesta o dovuta.

L’inadempimento può essere totale o parziale.

Il debitore inadempiente è tenuto al risarcimento del danno, salvo che l’inadempimento o il ritardo sia stato determinato da causa a lui non imputabile (cfr. art. 1218 del Codice Civile).

L’obbligazione contratta va ovviamente rispettata ed eseguita con diligenza, superando eventuali impedimenti o difficoltà, salvo il caso fortuito o la forza maggiore e il factum principis.

  • Caso fortuito e forza maggiore derivano da fatto naturale (terremoto ad esempio) e devono avere carattere oggettivo, straordinario ed imprevedibile: può essere considerato forza maggiore solo quell’evento che impedisca la regolare esecuzione del contratto e renda, inefficace qualsiasi azione dell’obbligato diretta ad eliminarlo.
  • Il factum principis deriva da un atto dell’uomo: provvedimenti autorizzatavi o impeditivi, come appunto quelli presi dal Governo in questi giorni di emergenza sanitaria. Ad esempio: per contenere il contagio viene impedita la circolazione ed il debitore è impossibilitato a rendere la prestazione.

Un provvedimento completo dovrebbe regolamentare le varie prestazioni e controprestazioni coinvolte nel rapporto tra le parti. Sappiamo però che la complessità è spesso nemica del legislatore, il quale del resto tende a una disciplina più generale, lasciando a noi interpreti il non sempre facile compito di applicarla. Vedremo dunque nei successivi capitoli, come questo elemento incide sui contratti più tipici. Qui torniamo ai principi generali.

Di fronte all’inadempimento di una parte, l’altra può:

  1. opporre l’eccezione di inadempimento, se ancora non ha adempiuto ed essere dunque liberata dalla controprestazione (-> “non mi consegni, non ti pago”);
  2. costituire in mora la controparte debitrice in vista di un adempimento tardivo, se la parte ha già adempiuto e la prestazione è ancora possibile (-> “consegnami tra 15 giorni, altrimenti risolvo il contratto”);
  3. risolvere il contratto, se la parte adempiente non ha più interesse all’adempimento (-> “non hai consegnato, non mi consegnerai? Allora non consegnarmi del tutto”).

In ogni caso, fatto salvo il risarcimento del danno subito.

Impossibilità sopravvenuta

  • Quando la prestazione diventa impossibile per una causa non imputabile al debitore cosa succede all’obbligazione?

Innanzitutto va distinta l’impossibilità totale da quella parziale e temporanea.

L’impossibilità parziale non estingue l’obbligazione e il debitore è liberato se esegue la prestazione per la parte che è rimasta possibile (art. 1258 c.c.), salvo una corrispondente riduzione del prezzo oppure il recesso dal contratto qualora non sia venuto meno un interesse apprezzabile all’adempimento parziale (art. 1464 c.c.).

Se l’impossibilità è solo temporanea, il debitore finché essa perdura, non è responsabile del ritardo nell’adempimento. Tuttavia l’obbligazione si estingue se l’impossibilità perdura fino a quando, in relazione al titolo dell’obbligazione o alla natura dell’oggetto, il creditore non ha più interesse a conseguire la prestazione e quindi il debitore non può più essere ritenuto obbligato a eseguirla.

Gli effetti della risoluzione del contratto per impossibilità sopravvenuta si distinguono in base alla tipologia dei contratti in cui si insinua:

  • nei contratti con prestazioni corrispettive (es appalto) “la parte liberata per la sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta non può chiedere la controprestazione, e deve restituire quella che abbia già ricevuta” (art1463 c.c.);
  • nei contratti con effetti traslativi o costitutivi (es vendita) “il perimento della cosa per una causa non imputabile all’alienante non libera l’acquirente dall’obbligo di eseguire la controprestazione, ancorché la cosa non gli sia stata consegnata” (art. 1465 c.c.).

Eccessiva onerosità sopravvenuta

  • Sale inaspettatamente il prezzo della materia prima.
  • Scende vertiginosamente il potere di acquisto.

Nei contratti di durata o ad esecuzione differita, se la prestazione di una delle parti è divenuta, al momento dell’esecuzione, eccessivamente onerosa a causa di avvenimenti straordinari o imprevedibili, non imputabili al contraente, la parte che deve tale prestazione può domandare la risoluzione del contratto. O la riduzione. Sempre che la sopravvenuta onerosità non rientri nell’alea normale del contratto.

Per l’effetto risolutorio, i contraenti sono chiamati alla restituzione reciproca di quanto ricevuto.

L’imprevedibilità deve essere oggettiva, altrimenti è il contratto che non l’ha prevista e disciplinata e questo non basta a risolverlo.

La presupposizione

  • Stipulo un contratto di locazione di un balcone per assistere ad uno spettacolo, che poi viene annullato.
  • Compro del materiale per eseguire un lavoro la cui consegna viene differita per fattori esterni ed oggettivi (un Decreto?) e non è più necessaria.

Ricorre quando una determinata situazione, di fatto o di diritto, sia stata elevata dai contraenti a presupposto comune avente valore determinante ai fini del permanere del vincolo, pur in mancanza di un esplicito riferimento nelle clausole contrattuali.

Lo spettacolo costituisce l’evento condizionante il contratto, il suo presupposto. Ma quali sono le conseguenze del mancato avveramento della c.d. condizione inespressa? In altri termini, in quanto conduttore, sono costretto a corrispondere il canone di locazione?

Sul punto non c’è unanimità di vedute. Si spazia dall’inefficacia del contratto, all’invalidità per difetto di causa in concreto e alla risoluzione del contratto (ipotesi che trova maggior seguito in giurisprudenza).

L’incidenza del coronavirus sulla sorte dei contratti

Chiariamo subito: il Covid-19 non costituisce, o di per sé stesso, una valida causa di per non adempiere. Può però pregiudicare la prestazione.

Gli effetti giuridici del Coronavirus sulle obbligazioni contratte dovranno quindi essere valutati in concreto, caso per caso, alla luce delle clausole contrattuali e tenendo conto se l’elemento contrattuale pregiudicato sia o meno essenziale o sia compromesso del tutto.

Nei capitoli proposti in questa rubrica (tutti accessibili dal nostro sito nella sezione approfondimenti) troverete una analisi in concreto, dei singoli contratti con particolare riferimento alla patologia.

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