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Con le scuole, anche le università sono state chiuse.

Le lezioni si svolgono on-line ed è circostanza notoria che molti studenti fuori sede siano rientrati nelle loro Regioni o Province di origine.

Questa è un’altra delle tante conseguenze delle norme sul distanziamento sociale finalizzate a fronteggiare l’emergenza epidemiologica.

Difficile prevedere quando le lezioni riprenderanno; c’è chi paventa addirittura la ripresa della frequenza dopo le vacanze estive.

Nel dubbio di ciò che succederà nel prossimo futuro e nel silenzio assoluto in materia della decretazione d’urgenza, le famiglie degli studenti si chiedono se devono adempiere alle obbligazioni che discendono dai contratti di locazione e se è possibile recedere.

Prima di rispondere, è opportuno un preliminare inquadramento della materia.

Il contratto per gli studenti universitari fuori sede trova la propria disciplina normativa nel capitolo dedicato alle locazioni transitorie della L. n. 431 del 1998.

Il modello contrattuale è standardizzato, tra l’altro, nella durata (da un minimo di sei mesi ad un massimo di trentasei), la misura del canone è prestabilita a livello locale, al conduttore è consentito recedere per gravi motivi con il preavviso di tre mesi. Questi gli elementi più significativi per quello che qui rileva.

Questa tipologia contrattuale si distingue dalle altre locazioni ad uso abitativo per le caratteristiche soggettive dell’inquilino. Deve trattarsi di uno studente residente in altra regione (cioè fuori sede) ed iscritto ad una facoltà nella università della città dove si trova l’appartamento locato ovvero in un comune limitrofo.

E’ evidente, quindi, che la locazione trova la sua ragion d’essere nella frequenza dell’ateneo. Interdetta la frequenza, temporaneamente, è vero, ma per un tempo indeterminato nella durata, appare legittimo chiedersi quale sia la sorte dell’obbligazione di pagamento dei canoni per il periodo di sospensione delle lezioni.

Orbene, si consideri che anche in questo periodo l’immobile rimane nella disponibilità dello studente che ne conserva la detenzione e nulla ne impedisce il godimento. Per il vero, l’impossibilità di accedervi è solo indiretta perché dipende dalle norme che limitano il trasferimento delle persone sul territorio.

Conseguentemente, seguendo l’opinione comune, si deve confermare che sono dovuti non solo i canoni ma anche le spese per i consumi.

Pertanto, qualora l’appartamento abbia più stanze e sia destinato ad ospitare più studenti, l’unico firmatario del contratto, autorizzato a subaffittare le singole camere, sarà tenuto per l’intero verso il locatore e quest’ultimo avrà azione solo nei suoi confronti. Il firmatario potrà rivalersi sui subconduttori per la parte del canone o delle spese da lui non dovuta.

Proprio in considerazione del permanere degli obblighi contrattuali in capo agli studenti, da più parti si sentono provenire richieste di intervento dei Comuni, sede di università, affinchè le amministrazioni locali si sensibilizzino alle difficoltà delle famiglie e dispongano per l’erogazione di sussidi a loro sostegno.

Parallelamente, pare ragionevole oltre che rispondente all’obbligo generale di correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto che gli inquilini anzichè interrompere il pagamento o autoridursi il canone, contattino la proprietà e le rappresentino le difficoltà contingenti. E’, infatti, nella discrezione del locatore acconsentire ad una riduzione o rateizzazione del canone o anche ad un differimento delle scadenze concordate per i pagamenti. L’accordo dovrà rivestire la forma scritta ed essere registrato. Nessuna spesa farà carico alle parti.

Altra alternativa riservata al conduttore, è quella di recedere anticipatamente dal contratto. Occorre la ricorrenza di gravi motivi ed un preavviso di tre mesi. Il recesso dovrà essere comunicato al locatore a mezzo lettera raccomandata o pec ed essere motivato in modo tale da consentirgli di contestarne la ricorrenza e la gravità dei motivi. Il rapporto si risolve una volta decorso il detto preavviso da pagare integralmente anche se l’immobile viene rilasciato in anticipo.  

Di Angela Poggi e Laura Mella

angela.poggi@avvpoggi.it
laura.mella@avvpoggi.it

Articolo aggiornato al 31.03.2020, ore 15.26

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