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Parliamo di locazioni per finalità abitative, quelle – per intenderci – che sono ancora regolate dalla legge sull’equo canone (L. n. 392/1978) e dalle norme contenute nella L. 431/1998.

Nulla prevede la decretazione d’urgenza circa la sospensione dei canoni di locazione.

A dispetto delle difficoltà che gli inquilini potrebbero oggi opporre ai locatori (ad esempio in conseguenza della perdita del lavoro, per essere stati collocati in cassa integrazione guadagni, per la sospensione delle attività commerciali, per l’impossibilità di svolgere l’attività lavorativa per aver contratto l’infezione da Covid-19), il canone pattuito è dovuto.

Questo perché le ragioni che possono aver pregiudicato la capacità dell’inquilino di adempiere alle obbligazioni economiche assunte nei confronti del locatore, non hanno mai inciso sul godimento dell’abitazione, che è sempre proseguito in modo pacifico ed ininterrotto.    

Pertanto, in caso di mancato pagamento del canone, il locatore potrà costituire in mora il conduttore ed intimargli lo sfratto per morosità.

Non in questo momento, però.

L’unica forma di tutela, infatti, se così la si può chiamare, riconosciuta agli inquilini morosi è di tipo procedurale: il DPCM del 18/03/2020 ha infatti stabilito la sospensione dei procedimenti di sfratto fino al 30 giugno 2020.

Di tale sospensione hanno diritto di godere non solo gli inquilini morosi a partire dal mese di marzo in poi, ma anche quelli che avevano maturato morosità nei mesi precedenti, posto che la ratio di questa norma sta nel contenimento del contagio e quindi nell’assicurare che tutti abbiano una abitazione presso la quale rimanere.

Quello che appare certo è che una riduzione del canone, una rateizzazione o altro varrà come una concessione e dipenderà dalla disponibilità e dal buon cuore del locatore.

Perciò, si rimane in attesa che, in considerazione dell’eccezionalità dell’emergenza epidemiologica e delle ricadute inevitabili sull’economia reale, vengano emessi provvedimenti a sostegno della popolazione e si sblocchino risorse in favore dei Comuni da destinare alla copertura delle morosità direttamente imputabili al Covid-19 o comunque da quest’ultimo aggravate.

Sorprende che a fronte dell’indifferenza sinora manifestata nei confronti degli inquilini, il decreto Cura Italia abbia disposto alla ricorrenza di determinate condizioni e per durate variabili di tempo, la sospensione dei mutui prima casa anche per autonomi e liberi professionisti. Per accedere al Fondo di solidarietà cosiddetto Fondo Gasparrini la strada è spianata: basterà fare una domanda alla banca erogatrice del prestito.

Del resto è assai più facile caricare sulle spalle di un istituto di credito il fardello di una sospensione dei mutui prima casa ed alleggerire gli acquirenti dal pagamento delle rate per tempi più o meno dilatati piuttosto che gravare i locatori delle morosità esonerando i conduttori dal pagamento dei canoni.

Le due realtà stridono, tuttavia, e impongono un intervento correttivo.

Di Angela Poggi e Laura Mella

angela.poggi@avvpoggi.it
laura.mella@avvpoggi.it

Articolo aggiornato al 31.03.2020, ore 13.37

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