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La somministrazione è il contratto con il quale una parte (fornitore) si obbliga, verso un corrispettivo, ad eseguire a favore dell’altra (cliente) prestazioni periodiche o continuative di cose.

Tipico è il caso della fornitura ad industrie di materie prime da trasformare.  

Sono due, quindi, i protagonisti della vicenda: il fornitore e il cliente.

Entriamo subito nel vivo della questione. Durante l’esecuzione del contratto si verifica un evento di forza maggiore (ad esempio provvedimenti straordinari e urgenti emanati dalla P.A. in questi ultimi giorni), che porta all’inadempimento di una delle due parti.

Quali sono le conseguenze dell’inadempimento e i relativi rimedi? Ci sono alternative alla drastica risoluzione del contratto?

Ebbene, la risoluzione del contratto di somministrazione può avvenire per recesso (se la durata della somministrazione non è stabilita), mutuo consenso, impossibilità sopravvenuta della prestazione, eccessiva onerosità sopravvenuta, nonché inadempimento. A tal proposito, come precisato dall’art. 1564 del Codice Civile, la risoluzione del contratto per inadempimento presuppone il verificarsi delle seguenti condizioni:

  1. la notevole importanza dell’inadempimento;
  2. il venir meno della fiducia nell’esattezza dei successivi adempimenti.

Requisiti, questi, che devono ricorrere entrambi necessariamente.

La risoluzione non ha effetto retroattivo e non si estende alle prestazioni già effettuate il cui prezzo dovrà quindi essere corrisposto dal cliente.

Tuttavia, per quanto maggiormente interessa, se la risoluzione riguarda singole prestazioni, come nel caso di mancata consegna di un bene, si risolvono le singole coppie di prestazioni e il contratto si salva (in altri termini, qualora non sia possibile un adempimento ritardato, rimane non dovuto il corrispettivo della singola prestazione).

Il legislatore, inoltre, concede al fornitore la facoltà di sospendere la somministrazione, previo congruo preavviso, nell’ipotesi in cui il cliente si renda inadempiente e l’inadempimento sia di lieve entità (cfr. art. 1565 c.c.). E ciò, con l’obiettivo di conservare il rapporto sorto fra le parti e garantirne la futura esecuzione.  

Analizziamo ora le posizioni del fornitore e del cliente.

Inadempimento del fornitore

Sono un rivenditore di pellet. Alcuni clienti hanno ordinato e già pagato la fornitura di diversi bancali, che non posso consegnare perché la merce è bloccata in Polonia (che ha chiuso le proprie frontiere per far fronte all’emergenza sanitaria).  

Il fornitore non è responsabile per la sua incapacità di eseguire la propria obbligazione, posto che l’esecuzione è resa impossibile da un fatto di forza maggiore, ossia da un provvedimento del Governo polacco che ha chiuso i valichi di frontiera.

Tuttavia, per esonerare il fornitore da responsabilità per inadempimento a causa di un fatto di forza maggiore non è sufficiente l’obiettiva impossibilità della prestazione, ma è necessaria anche l’assenza di sua colpa, ovvero la prova di non aver agevolato il causarsi dell’evento o aggravato gli effetti.

In tal caso, il cliente potrà:

  • risolvere la singola prestazione e mantenere vivo il contratto, che tornerà in esecuzione al termine dell’emergenza sanitaria;
  • di conseguenza, ottenere la restituzione delle somme eventualmente già corrisposte (per le prestazioni non adempiute dal fornitore).

Il cliente, però, non potrà pretendere il pagamento di penali o il risarcimento del danno.

Da ultimo, resta da considerare il rimedio della risoluzione dell’intero contratto di somministrazione.

Come sopra accennato, la risoluzione presuppone il verificarsi sia della notevole importanza dell’inadempimento che del venir meno della fiducia nell’esattezza dei successivi inadempimenti. Anche a voler considerare l’importanza dell’inadempimento, si esclude che il c.d. factum principis (per la cui definizione si rinvia al cap. I) determini il venir meno della fiducia nell’adempimento delle prestazioni future. Risulterà pertanto praticabile la risoluzione di singole coppie di prestazioni: è interesse di entrambe le parti tenere vivo il contratto e ripristinare quanto prima i loro rapporti commerciali. 

Inadempimento del cliente

Sono titolare di un bar. In forza del DPCM emesso dal Presidente del Consiglio dei Ministri, ho dovuto chiudere la mia attività e disdire gli ordini effettuati al mio panettiere di fiducia, che ogni giorno mi consegnava pane e brioches.   

In caso di rifiuto del cliente a ricevere la prestazione, quali sono gli strumenti a disposizione del fornitore?

In questo particolare periodo, il fornitore non potrà di certo mettere in mora il cliente (creditore della prestazione): come previsto infatti dal Codice Civile, il creditore è in mora quando, senza motivo legittimo, non compie quanto necessario affinché il fornitore possa adempiere l’obbligazione (cfr. art. 1206 c.c.), consegnando quindi la merce. Il motivo legittimo, nel caso di specie, sarebbe rappresentato dal c.d. factum principis.  

Scartata dunque l’ipotesi della messa in mora ed esclusa la risoluzione dell’intero contratto di somministrazione (per i motivi sopra indicati), il fornitore potrà:

  • risolvere la singola prestazione e
  • sospendere la somministrazione, fino al momento in cui cesserà l’emergenza sanitaria e il cliente potrà riaprire il proprio bar.

In tale caso specifico, inoltre, il fornitore non potrà pretendere dal cliente il risarcimento del danno eventualmente subito, posto che la chiusura del locale è stata disposta da provvedimenti della P.A., quale forza maggiore intervenuta sulla regolare esecuzione della fornitura.

In conclusione, ad ogni modo, si auspica che le parti collaborino fra loro, escludendo a priori la risoluzione del contratto (non praticabile nei casi presi in considerazione) e rivalutando eventualmente i termini contrattuali, così da affrontare, insieme, la crisi economica che inevitabilmente seguirà quella sanitaria.  

Il caso del fornitore di pellet e del titolare del bar rappresentano sono due esempi, la cui soluzione non potrà essere applicata in automatico ad altre ipotesi di somministrazione.

Gli effetti giuridici del Coronavirus sulle obbligazioni contratte dovranno quindi essere valutati in concreto, caso per caso, anche alla luce delle clausole contrattuali, come meglio specificato nell’articolo dedicato ai principi generali esposti nel primo capitolo, cui si rinvia per un miglior approfondimento (cfr. cap. I: intro).

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